Carta del docente, Italia Viva: ‘Meno risorse e più propaganda. Così si svuota la misura’

La Carta del docente si riduce, mentre si amplia la platea dei beneficiari. È questa, secondo Italia Viva, la contraddizione che segna l’ultima evoluzione dello strumento nato con la legge 107 del 2015. “La Carta del docente quest’anno sarà ridotta di quasi un quarto rispetto all’importo originario. Aumenteranno i destinatari, ma a risorse invariate. Così, mentre la propaganda del governo racconta un’estensione dei diritti, in realtà si sta solo dividendo la stessa torta in più fette. Risultato: meno risorse per ciascun insegnante e meno investimenti sulla formazione”, dichiarano i deputati di Maria Elena Boschi e Davide Faraone di Italia Viva.

Carta del docente, una misura nata con la Buona Scuola

Introdotta dal governo guidato da Matteo Renzi nell’ambito della riforma nota come Legge 107/2015, la Carta del docente prevedeva un bonus annuale di 500 euro destinato alla formazione e all’aggiornamento professionale degli insegnanti di ruolo.

L’obiettivo dichiarato era chiaro: sostenere la crescita professionale dei docenti come leva per migliorare la qualità dell’offerta formativa. In questi anni la Carta è stata utilizzata per l’acquisto di libri, corsi di formazione, software, dispositivi digitali e per la partecipazione a eventi culturali, configurandosi come uno degli strumenti più riconoscibili delle politiche di valorizzazione della professione docente.

Carta del docente, estensione della platea, ma a quali condizioni?

Negli ultimi anni, anche alla luce di pronunce giurisprudenziali e di un acceso dibattito politico, la platea dei beneficiari è stata progressivamente ampliata, includendo categorie inizialmente escluse, come i docenti con contratto a tempo determinato.

L’estensione della platea è giusta ed attesa – riconoscono Boschi e Faraone – ma senza risorse aggiuntive si finisce per svuotare la misura”. Il nodo, secondo i deputati di Italia Viva, non è dunque l’allargamento in sé, bensì la scelta di non incrementare il fondo complessivo.

Se le risorse restano invariate e i destinatari aumentano, la conseguenza è una riduzione dell’importo individuale. Una scelta che, nella lettura dell’opposizione, rischia di trasformare una misura strutturale di investimento sulla formazione in un intervento simbolico.

Carta del docente, da strumento formativo a carta “di welfare”?

Un altro elemento critico sollevato riguarda la natura stessa della Carta. “Viene oggi progressivamente snaturata. Da un lato si riduce l’importo, dall’altro si introducono nuove limitazioni e si trasformano le risorse in una sorta di carta di welfare, utilizzabile anche per spese di trasporto e abbonamenti ai mezzi pubblici”, affermano i due parlamentari.

La questione non è secondaria. La formazione in servizio, in un sistema scolastico attraversato da profonde trasformazioni – dalla transizione digitale alla revisione delle Indicazioni nazionali, fino alle sfide dell’inclusione e della valutazione – rappresenta una leva strategica.

È sufficiente redistribuire le stesse risorse su una platea più ampia per rafforzare il sistema? O si rischia, come sostengono Boschi e Faraone, di “vanificare uno strumento che ha rappresentato un investimento sulla qualità della scuola e sulla formazione continua dei docenti, necessaria oggi più che mai”?

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