Carta del docente in arrivo/1. Snaturata la funzione?
L’attesa (durata troppo) è finita. La Carta del docente sta per essere ricaricata.
Coinvolgerà una platea molto più ampia: oltre 250mila nuovi destinatari (i supplenti e il personale educativo).
Ma visto che il finanziamento è rimasto invariato, la quota pro capite si riduce di quasi un quarto. Secondo le stime di Tuttoscuola ogni beneficiario dovrebbe ricevere un importo compreso tra 380 e 390 euro.
Il decreto interministeriale in corso di pubblicazione indicherà tempi e modalità di utilizzo della “nuova” carta del docente, così come modificata dalla legge 164/25 di conversione del decreto-legge 127/2025.
La nuova disposizione ha introdotto per la prima volta una limitazione nell’utilizzo della carta (acquisti di hardware e software ogni quattro anni).
Ma non cambia solo questo. “Da quest’anno – ha dichiarato il ministro Valditara – le risorse della carta saranno destinati pure alle spese di trasporto, agli abbonamenti sui mezzi pubblici. L’idea di fondo è distinguere i costi per la formazione dai costi inerenti alla Carta docente che dovrà essere sempre più una carta di welfare, estesa in prospettiva anche al personale ATA”.
Per molti docenti supplenti (ma anche per una quota di docenti di ruolo) il nuovo importo della carta potrebbe essere utilizzato e riassorbito in prevalenza se non interamente proprio dalle spese per il trasporto.
Si tratta di un benefit che modifica radicalmente le finalità originarie della carta (che ricostruiamo nella notizia successiva), snaturandone in buona parte la funzione. Sembra quasi una forma surrettizia per incrementare la base stipendiale degli insegnanti, utilizzando di fatto il “tesoretto” della “vecchia” Carta del docente. Si lascia la scelta al docente: aumentare di fatto la base del netto in busta paga (ottenendo un rimborso di spese spesso obbligate come quelle di trasporto) o acquistare beni o servizi che dovrebbero servire (il condizionale è d’obbligo, in base all’uso che se ne è fatto e se ne fa) all’aggiornamento e alla formazione.
Non era meglio allora vincolare almeno una quota alla partecipazione a corsi di formazione/aggiornamento e/o all’acquisto di strumenti di aggiornamento, per non disperderne il potenziale di sostegno formativo?
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