Ragazzi sempre online: cresce la consapevolezza dei rischi, ma non la capacità di disconnettersi

I ragazzi sanno di trascorrere troppo tempo online. E sanno anche che questo comportamento ha un prezzo, in termini di benessere psicologico e fisico. È quanto emerge dalla survey 2025 presentata in occasione del Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete promossa dalla Commissione Europea e celebrata il 10 febbraio.

L’indagine, realizzata dall’Osservatorio Scientifico del Movimento Etico Digitale dell’Associazione Social Warning – Movimento Etico Digitale APS, ha coinvolto oltre 20.000 studenti tra gli 11 e i 18 anni e restituisce un quadro chiaro: la consapevolezza c’è, ma non basta a innescare un reale cambiamento.

Dipendenza percepita in crescita

Secondo i dati raccolti, il 77,5% degli studenti dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, un valore in aumento di quasi cinque punti percentuali rispetto al 2024. La maggioranza parla di una dipendenza moderata (41,8%), seguita da chi la definisce lieve (33,3%), mentre una quota più ridotta riconosce una forma grave. Solo poco più di un ragazzo su cinque afferma di non percepire alcuna dipendenza.

Il dato forse più significativo riguarda però i tentativi di riduzione del tempo online: tra coloro che hanno provato a limitare l’uso dei dispositivi, appena il 23,3% dichiara di esserci riuscito davvero. Un segnale che evidenzia quanto sia complesso trasformare la consapevolezza in comportamenti concreti.

Salute mentale e fisica sotto osservazione

Alla percezione di dipendenza si accompagna una crescente attenzione agli effetti sulla salute. Già nel 2024 oltre il 60% degli studenti riteneva che l’uso eccessivo del digitale potesse incidere sul benessere mentale e fisico; nel 2025 questa convinzione si rafforza ulteriormente.

Alla domanda sull’impatto dei dispositivi digitali sulla salute, più del 91% degli intervistati riconosce una correlazione diretta. In particolare, il 72,2% ritiene che l’uso eccessivo influisca sia sulla salute mentale sia su quella fisica, il 15% solo sulla dimensione psicologica e il 4,1% esclusivamente su quella fisica. Solo una minoranza (8,7%) non vede alcun legame. Attenzione, sonno, postura, vista e benessere emotivo sono tra gli ambiti più citati.

Sempre connessi nelle ore “chiave”

Parallelamente cresce il tempo trascorso online nelle fasce orarie più delicate della giornata. La navigazione aumenta in modo significativo tra le 13 e le 19, con un incremento di oltre sei punti percentuali, e continua a espandersi anche la fascia serale tra le 19 e le 23. Ore tradizionalmente dedicate allo studio, alle relazioni e al riposo risultano sempre più assorbite dalla connessione continua.

Questa immersione costante nel digitale si riflette anche nelle percezioni emotive: se il 57% dei ragazzi afferma di sentirsi “bene” quando è online, sale al 31% la quota di chi risponde “né bene né male”. Un dato che, secondo i ricercatori, non indica equilibrio ma piuttosto assuefazione: Internet non è più vissuto come uno spazio che genera emozioni, bensì come un ambiente permanente e inevitabile.

Una domanda educativa che interpella scuola e famiglia

«Quando oltre tre ragazzi su quattro si sentono dipendenti e più di nove su dieci riconoscono effetti sulla salute, siamo davanti a una richiesta di supporto», osserva Davide Dal Maso, presidente di Social Warning – Movimento Etico Digitale. «È sufficiente il tempo che scuola e famiglia dedicano a questi temi? Esiste un’educazione adeguata che aiuti i giovani a riconoscere rischi e opportunità degli strumenti digitali?».

Una riflessione che si collega anche alla proposta della Giornata Nazionale della Cittadinanza Digitale, iniziativa sostenuta dal Movimento e già approvata in Senato, con l’obiettivo di rafforzare l’educazione a un uso consapevole e responsabile del web.

Sul piano pedagogico, la questione va oltre la tecnologia. «I ragazzi sono spesso più consapevoli di quanto si pensi», sottolinea Gregorio Ceccone, vicepresidente del Movimento Etico Digitale e referente dell’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale. «La difficoltà nasce dal messaggio incoerente che ricevono dagli adulti. A scuola si lavora su equilibrio e cittadinanza digitale, ma in famiglia mancano talvolta regole chiare e continuità educativa. L’educazione digitale non è una questione privata: è una responsabilità condivisa».

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