Iscrizioni a scuola al via: al liceo vanno i più bravi ed è la scuola migliore. Il mito resiste ancora tra genitori (e studenti)

I primi della classe al liceo, per tutti gli altri ci sono tecnici e professionali. All’avvio delle iscrizioni alle scuole superiori per l’anno scolastico 2026/27, l’orientamento delle studentesse e degli studenti di terza media appare ancora in parte condizionato da vecchi retaggi del passato. Per 1 su 4, infatti, gli indirizzi liceali sono visti ancora oggi come l’approdo naturale per chi ha voti migliori. E una quota simile (28%) li considera l’unica via capace di garantire una preparazione “superiore” per il futuro. Un’idea, questa, che nella mente dei genitori è ancora più ingombrante, visto che oltre la metà (51%) spinge i figli proprio verso un liceo. Allo stesso tempo, però, questa opzione non è più percepita dai diretti interessati come la (sola) strada possibile per costruirsi un avvenire professionale soddisfacente: a dirlo è un sondaggio condotto da Skuola.net su 1.000 studenti di terza media, realizzato proprio nel periodo decisivo per la scelta e l’iscrizione alle scuole superiori.

Il mito del liceo? Non è ancora superato

 Se è vero, come detto, che un buon 25% continua a pensare che chi ha una pagella splendente debba andare al liceo e chi rende meno dovrebbe rivolgersi a un istituto tecnico o professionale, per ben 2 studenti su 3 – il 67% – questo è ormai un pregiudizio superato. Addirittura, per circa 1 su 10 – il 13% – alcuni percorsi di tipo liceale sarebbero ormai obsoleti. Una visione che si riflette anche nella percezione della “qualità” delle scuole: per il 59% non esistono percorsi migliori a prescindere, tutto dipende dall’istituto e dall’indirizzo.

Dopo il diploma serve altro (ma non per forza l’università)

Ma tra le ragazze e i ragazzi di oggi sembra proprio essere cambiata anche la visione complessiva del rapporto tra studio e lavoro. Solo il 18% pensa, infatti, che senza università non si possa trovare un buon impiego. Mentre crescono, invece, le quotazioni dei percorsi post diploma: rispetto alla precedente rilevazione, infatti, oltre la metà (54% contro il 49% del 2024) ritiene necessaria una formazione mirata – ITS, corsi professionalizzanti, tirocini – per poter essere competitivo nel mercato del lavoro. Molti di meno (28%), al contrario, credono che con impegno e determinazione possa bastare anche il solo diploma.

Più consapevolezza: l’orientamento scolastico (quando c’è) è decisivo

Tutto questo è valido, però, a patto di poter di scegliere consapevolmente il percorso formativo più adatto alle proprie capacità. In questo senso, l’orientamento scolastico si conferma un passaggio decisivo ai fini della scelta. Peccato che in tanti continuano a essere esclusi da tale opportunità. Secondo i dati raccolti dal portale scolastico, un quarto degli studenti (25%) si è visto di fatto preclusa questa possibilità, perché la propria scuola ha organizzato poco o nulla sul fronte dell’orientamento. Chi ha partecipato, inoltre, lo ha fatto con modalità e tempistiche differenti, spesso tardive: il 40% ha preso parte a incontri organizzati solo negli ultimi mesi, da settembre in poi, mentre solo il 35% ha seguito attività già nella prima parte dell’anno, tra gennaio e giugno.

Tra i partecipanti, comunque, i giudizi sono nel complesso positivi, anche se con varie sfumature: il 37% afferma che gli incontri sono stati molto utili per chiarirsi le idee, il 43% li ha trovati utili solo in parte, mentre il 20% li giudica poco o per nulla utili.

A incidere su questa visione è anche la figura di chi organizza gli eventi di orientamento: nel 25% dei casi gli incontri sono stati gestiti esclusivamente da professori interni, nel 26% solo da esperti o formatori esterni, mentre quasi la metà (49%) ha potuto contare su una combinazione di entrambe le figure.

Quanto al cosiddetto “consiglio orientativo” – ovvero il documento su misura che indica allo studente il percorso più adatto alle sue inclinazioni – questo è stato fornito al 75% degli studenti, ma non sempre ha lasciato davvero il segno: il 48% lo ha trovato davvero utile (la più alta percentuale sin qui registrata negli anni), il 29% lo ha ricevuto ma senza considerarlo particolarmente significativo, mentre il 23% non lo ha avuto o non sa se sia stato effettivamente fornito.

Orientati e informati: 7 su 10 hanno già scelto scuola e indirizzo

In questo contesto, sono stati soprattutto gli open day organizzati dai singoli istituti superiori per promuoversi a essersi rivelati uno strumento prezioso per ricomporre il quadro e orientarsi con maggiore consapevolezza. Il 71% degli studenti vi ha partecipato e, in molti casi, le visite hanno avuto un ruolo decisivo nel chiarire dubbi e incertezze legate alla scelta.

Una quota più ridotta, pari al 22%, non ha invece preso parte a questi appuntamenti perché aveva già le idee ben definite sul proprio percorso. Resta infine un 7% che, pur non avendo ancora effettuato una scelta chiara, non ha partecipato agli Open Day, rinunciando così a un’opportunità potenzialmente utile per orientarsi meglio.

Il risultato finale? Ad oggi, oltre 7 su 10 si dicono molto o pienamente informati e cioè in grado di poter prendere una decisione ragionata e consapevole. Solo il 13% degli studenti, invece, non ha ancora deciso quale scuola superiore frequentare: il dato più basso registrato negli ultimi anni, a conferma di una consapevolezza crescente tra i ragazzi.

La scelta resta personale

In ogni caso, la decisione finale è vissuta prevalentemente come una scelta personale: il 68% dichiara che sarà solo lui a decidere quale scuola superiore frequentare. Anche se non si può negare che i consigli orientativi individuali e il confronto con la famiglia continuino a esercitare una certa influenza: il 16% indica proprio nei genitori la fonte con il peso maggiore nella decisione, mentre il ruolo dei professori resta marginale, fermo al 6%.

A guidare davvero le scelte, però, sono soprattutto, come sempre, le aspirazioni individuali. Per il 38% degli studenti, la priorità è che la scuola rispecchi i propri interessi, segno di un orientamento sempre più centrato sull’identità e sulle passioni personali. Un altro 26% guarda, invece, alla versatilità del percorso, scegliendo l’istituto che consente di tenere aperte più strade, sia sul fronte del lavoro sia su quello degli studi.

Meno diffusa, ma comunque significativa, è la quota di chi considera fondamentale una preparazione mirata all’università dei propri sogni (19%), mentre l’8% privilegia la possibilità di scegliere tra più corsi universitari.

Solo una minoranza punta direttamente all’ingresso immediato nel mondo del lavoro (6%) o attribuisce importanza al prestigio della scuola e dell’indirizzo (2%).

Le passioni (e il lavoro) prima di tutto

Mentre, ragionando in prospettiva, la domanda chiave è un’altra: quanto pesa la scuola superiore sul lavoro che si farà domani? Perché per la stragrande maggioranza degli studenti, il legame tra percorso di studi e futuro professionale è tutt’altro che marginale: l’83% ritiene che la scelta della scuola sia importante anche in funzione di cosa si andrà a svolgere in seguito (per il 60% è “abbastanza” rilevante, per il 23% è addirittura più che determinante). Solo il 17% pensa che ciò non abbia alcun impatto.

Ecco perché già da adesso si guarda a quei settori che un domani potrebbero garantire le maggiori opportunità di lavoro. Parliamo di ambiti come Informatica (indicata dal 51%), libere professioni (47%) e sanità (44%), con una quota crescente (23% contro il 15% del 2024) di giovani che strizzano l’occhio alla Pubblica Amministrazione, anche alla luce del massiccio turnover in corso e dei concorsi aperti anche ai soli diplomati.

Non sorprende, quindi, che molti ragazzi arrivino a questa decisione già con un’idea – più o meno definita – del proprio futuro. Un quarto degli intervistati (25%) afferma di aver sempre saputo che lavoro avrebbe voluto fare, mentre il 37% dice di averlo capito solo nell’ultimo periodo.

Resta però una quota notevole di studenti ancora in fase esplorativa: il 24% ritiene sia troppo presto per pensarci e il 14% ammette di non avere la minima idea di quale possa essere la propria strada.

© RIPRODUZIONE RISERVATA