Tuttoscuola: Turismo scolastico

Inclusione: perché la gita scolastica è un’opportunità da non perdere

In Italia il diritto a frequentare la scuola di tutti è garantito da una serie di norme che negli anni Settanta hanno progressivamente aperto le porte della scuola agli alunni con disabilità (legge 119/71, legge 517/77). Nel corso del tempo ogni scuola ha costruito prassi, esperienze e pratiche in grado di dare qualità alla dimensione inclusiva, ma spesso di fianco a buone pratiche convivono realtà poco accoglienti o nei peggiori dei casi, contesti completamente incompetenti.

Le gite scolastiche costituiscono un momento molto atteso da parte di tutti gli studenti, nel quale è possibile conoscere il mondo attraverso l’osservazione diretta e contemporaneamente divertirsi, conoscere posti e crescere insieme. In ottica inclusiva il viaggio di istruzione può diventare l’occasione per una vera e propria crescita personale e di gruppo, attraverso la quale è possibile estendere l’ambito di conoscenza reciproca.

La gita d’istruzione può acquisire un vero e proprio valore didattico se diventa essa stessa parte di una programmazione più ampia. Soprattutto nei casi in cui la compromissione è più grave e la distanza con la didattica del gruppo classe maggiormente ampia, la preparazione alla gita può essere l’occasione per un lavoro interdisciplinare in grado di coinvolgere non solo l’alunno con disabilità, ma anche il resto del gruppo classe, attraverso lavori strutturati e non, di piccolo e medio gruppo. L’utilizzo di diversi linguaggi (la fotografia, le immagini, i video, la musica, etc.) può anche facilitare il percorso di avvicinamento alla gita anche di alunni con pluridisabilità o con disabilità intellettive particolarmente severe. Questi lavori possono entrare a pieno titolo nell’ambito del Piano Educativo Individualizzato, lo strumento principale di programmazione in ottica inclusiva.

Così come le gite scolastiche possono costituire un’opportunità didattica di crescita e di inclusione, possono però anche trasformarsi in un’occasione persa. Spesso molte famiglie lamentano scarsa accoglienza da parte delle scuole in questo senso e puntualmente, con l’avvicinarsi delle gite, sorgono problemi, difficoltà e nei casi peggiori vere e proprie esclusioni. Può un’insegnante di sostegno rifiutarsi di partecipare alla gita scolastica? Possono le scuole chiedere la presenza di un genitore come accompagnatore? Con chi dormirà l’alunno con disabilità? Queste e molte altre sono le questioni aperte che caratterizzano le settimane precedenti al periodo delle gite di istruzione.

Per evitare la creazione di pericolosi circoli viziosi di esclusione e cattive prassi, riteniamo sia utile condividere alcune tra le principali questioni che le famiglie pongono agli esperti, con l’augurio che l’inclusione degli alunni con disabilità diventi per tutta la scuola un’occasione di crescita e di sviluppo di buone prassi didattiche.

Di seguito intendiamo riportare alcune tra le questioni che più frequentemente vengono poste agli esperti del servizio scuola dell’Associazione Italiana Persone Down (www.aipd.it) e che potranno costituire un utile strumenti per docenti, dirigenti, famiglie e associazioni.

Gli alunni con disabilità hanno diritto a partecipare alle gite scolastiche?

Sì. Nel caso di partecipazione a gite scolastiche di uno o più alunni con disabilità, se ritenuto necessario, occorre designare un qualificato accompagnatore, che non deve essere necessariamente il docente per il sostegno, ma può essere un qualunque membro della comunità scolastica (docenti, personale ausiliario, ecc…).

Nel secondo ciclo (ex scuola superiore) può essere anche un compagno maggiorenne che offre la propria disponibilità. Il Dirigente Scolastico deve comunque garantire la realizzazione della gita e la partecipazione di tutti. Può chiedere collaborazione alla famiglia per individuare l’accompagnatore.

(da Vademecum scuola, Coordown, 2014)

Chi deve farsi carico delle spese per eventuali accompagnatori?

Il costo del viaggio dell’Accompagnatore (anche se familiare dell’alunno) non deve gravare sulla famiglia. Né debbono gravare sulla famiglia eventuali richieste di compenso da parte di un accompagnatore lavoratore (Assistente privato o educativo o socio di una cooperativa sociale degli enti locali che chiedano lo straordinario per le ore in più di servizio). Tutto questo in virtù del principio di eguaglianza di fatto di cui all’art. 3 comma 2 della Costituzione e della legge sulla “non discriminazione sociale delle persone con disabilità”1. Nel caso la scuola non disponga di risorse economiche per sostenere questa spesa, può ricorrere ad uno sponsor esterno oppure deve ripartire il costo dell’accompagnatore tra tutti i ragazzi della classe, compreso l’alunno con disabilità.

(da Vademecum scuola, Coordown, 2014)

Se l’alunno non autosufficiente necessita di assistenza igienica durante la gita, chi deve provvedere?

Non essendo tale compito né del docente né dell’assistente per l’autonomia o la comunicazione, la scuola deve garantire a tale assistenza con un collaboratore o una collaboratrice scolastica (ex bidelli), tenuta a ciò dal CCNL, che può anche essere l’accompagnatore per tutta la durata della gita.

Può la scuola rifiutare la partecipazione di un alunno a causa delle complicazioni organizzative imposte dalla sua gravità?

Lo vieta la Legge n. 67 del 2006 perché sarebbe un palese caso di discriminazione nei confronti di tali alunni. Il Dirigente Scolastico quando stipula un contratto con l’agenzia di viaggi deve accertarsi che i mezzi di trasporto ed il percorso della gita siano accessibili (Nota n. 645 dell’11/04/ 2002).

1 L. n. 67/06

Viaggi d’istruzione:  scopri l’Annuario di Tuttoscuola

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