Scuola secondaria di II grado – le novità al 1° settembre 2011

Rispetto all’anno scorso non sono intervenute novità di rilievo, salvo che per l’istruzione professionale: con la riforma entrata in vigore il 1° settembre 2010 la nuova scuola secondaria superiore italiana è rimasta suddivisa in tre grandi settori: i licei, gli istituti tecnici e gli istituti professionali.

Con la riforma poco è cambiato per quattro dei sei diplomi liceali, come relativamente poco sono cambiati i relativi percorsi per durata, numero e tipo di materie e orari. Novità rilevanti sono invece intervenute per i percorsi artistici, in particolare per gli ex Istituti d’arte, che sono confluiti in uno dei sei indirizzi del nuovo liceo artistico (con 35 ore settimanali di lezione) o possono in alternativa chiedere di essere inquadrati nell’indirizzo “Industria e artigianato” della nuova istruzione professionale (32 ore). Al nuovo liceo musicale e coreutico, con un orario di 32 ore settimanali, gli alunni possono tuttavia essere ammessi – a differenza di quanto si prevede per tutti gli altri indirizzi di scuola secondaria superiore – previo superamento di una prova.

Gli istituti tecnici, distribuiti in un minor numero di tipologie (11, ma con articolazioni nei trienni, come vedremo), hanno l’obiettivo di far acquisire dagli studenti i saperi e le competenze multidisciplinari “necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, per l’accesso all’università e all’istruzione e formazione tecnica superiore”.

L’accento posto sul rapido inserimento nel mondo del lavoro lascia intendere che, diversamente da quanto previsto per i licei, il profilo formativo e il diploma degli istituti tecnici, pur aperti alla continuazione degli studi, sono in una certa misura anche terminali, autoconsistenti. Con l’entrata in vigore della riforma non è più previsto il titolo di Perito, ma il diploma di istruzione tecnica rilasciato al termine degli studi conterrà l’indicazione dello specifico indirizzo seguito e delle competenze acquisite.

Gli istituti professionali, rispetto al passato, hanno subito una ancora più drastica riduzione dei percorsi (da una trentina, compresi gli indirizzi cosiddetti atipici, a 6), ma soprattutto una ridefinizione della loro identità, centrata sull’acquisizione “in una dimensione operativa” dei saperi e delle competenze “necessari per rispondere alle esigenze formative del settore produttivo di riferimento, considerato nella sua dimensione sistemica”. Un modo complicato nella forma, ma chiaro nella sostanza, per differenziare gli istituti professionali da quelli tecnici, come si dice anche nella relazione finale della commissione tecnica presieduta dal prof. De Toni, nominata dal ministro Fioroni e confermata dal ministro Gelmini: gli istituti tecnici hanno “l’obiettivo di far acquisire una padronanza dei quadri scientifici di riferimento e dello sviluppo delle tecnologie”, mentre gli istituti Professionali devono focalizzarsi sulle “dimensioni applicative e contestualizzate delle tecnologie”.

Negli istituti professionali non è più previsto il diploma di qualifica triennale, essendo il conferimento delle qualifiche professionali di competenza esclusiva delle Regioni. A seguito dell’Intesa tra Stato e Regioni del 16 dicembre 2010, tuttavia i corsi di qualifica già avviati proseguiranno fino alla loro conclusione, mentre per gli studenti che intendono conseguire una qualifica professionale regionale, in sede di iscrizione vi è la possibilità di chiedere la frequenza, sempre presso l’istituto professioanle statale, di un corso di qualifica triennale tra le 21 qualifiche professionali triennali individuate dall’Intesa (cfr. paragrafo successivo).