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"Pacioli" di Crema/2: la sfida del finanziamento per cambiare volto alla scuola


Le strategie didattiche per questi nuovi ambienti richiedono notevoli competenze, profondi ripensamenti della professionalità docente, tempo per la preparazione di nuove risorse, ma godono anche del vantaggio dato dalla collaborazione attiva offerta dai discenti come creatori essi stessi di materiali di apprendimento aperti e riutilizzabili. Largo spazio alle simulazioni, agli esperimenti hands-on, al gioco didattico, perché nell’apprendimento attivo è importante imparare dall’errore, essere liberi di sbagliare senza sentirsi giudicati, aver modo di argomentare il proprio ragionamento, di correggerlo strada facendo, di presentarlo agli altri.

L’effetto è straniante rispetto al nostro consueto orizzonte: aule piene di movimento, dove ognuno lavora, parla e riflette con i membri del gruppo, costruisce, si confronta, in un caos che è solo apparente, poiché sottostà in realtà a complesse operazioni di regia didattica in grado di trasformare il discente da soggetto semplicemente in ascolto, a soggetto in azione, dedito a costruire la propria conoscenza.

Tutto ciò sembra molto lontano dal nostro sistema scolastico, ma il seminario di Crema ha dimostrato che non solo è possibile, ma per alcune scuole di Italia è già realtà. Tre scuole hanno già realizzato e presentato le loro aule del futuro: l’ITC Pacioli di Crema, il Fermi di Mantova, il Majorana di Brindisi e a settembre anche il Savoia Benincasa di Ancona si aggiungerà alla lista inaugurando un’aula 3.0 di 100 mq con l’intervento di INDIRE Ricerca.

La medaglia, pur splendida, ha naturalmente il suo rovescio. Attrezzare un’aula 3.0, sul modello TEAL (Technology Enabled Active Learning), dichiara a Tuttoscuola la dirigente scolastica Alessandra Rucci, “ha un costo che si aggira fra i 15 e i 25 mila euro, ma potrebbero essere anche molti di più in base alla tipologia,  tra tecnologie e arredi. Oggi in pochissimi possono disporre di cifre di tale entità e quasi tutti hanno usufruito dei finanziamenti dedicati al Progetto Scuola 2.0. Inoltre non basta un’aula 3.0 per Istituto, ma occorrerebbe moltiplicare ambienti simili in ogni scuola per ottenere effetti significativi sull’organizzazione, sullo sviluppo della professionalità docente e di conseguenza sul processo di apprendimento”.

C’è la necessità impellente, aggiunge la professoressa Rucci, “di riqualificare la professionalità docente, di rendere istituzionale la formazione in servizio, insomma esiste una condizione di contesto sulla quale è necessario riflettere e che i decisori politici devono assumere in carico. Dalle loro scelte dipenderà la possibilità per quanti più giovani possibile in Italia di formarsi in aule di questo tipo, secondo i modelli didattici di riconosciuta eccellenza nel mondo”.

 


TuttoscuolaFOCUS domenica 9 giugno 2013

 


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