La
riforma delle superiori approvata dal Governo avrà da settembre un
forte impatto sull'organizzazione della scuola. Dall'analisi dei
provvedimenti emergono novità importanti e in parte sorprendenti.
Dal
punto di vista degli organici, come rilevato nei giorni scorsi da
Tuttoscuola, si avrà una riduzione nelle classi intermedie (dalle
seconde alle quarte) di circa 6.200 posti, di cui 5.300 nei tecnici.
Altre riduzioni di organico per ulteriori 400 posti circa nei
professionali si avranno l'anno dopo. In questo caso non è una
sorpresa, infatti si tratta di un "di cui" dei tagli previsti dalla
manovra finanziaria del 2008 (art. 64 L. 133), non di tagli aggiuntivi.
Per raggiungere quell'obiettivo, che prevedeva l'avvio della riforma
già da quest'anno, il ministero dell'istruzione - su pressing del
Ministero dell'Economia - ha dovuto mettere mano, riducendoli, agli
orari anche delle classi già partite negli anni scorsi: meno ore di
insegnamento comportano meno posti.
Cosa
cambia invece dal punto di vista dell'offerta formativa? Quale effetti
ci saranno sugli studenti? Si ridurrà la durata delle lezioni? Ebbene,
a fronte della riduzione nominale delle ore di lezione, non ci sarà un
minor carico orario effettivo per gli studenti, che anzi aumenterà, se
pur di poco.
Le accuse di impoverimento quantitativo dell'offerta formativa a questo punto dovrebbero cadere.
Insomma
più tempo a scuola, più ore di lezione effettive, per la maggior parte
degli studenti delle superiori, se sarà confermato quanto annunciato
dal Miur in tema di durata effettiva delle ore di lezione.
Vediamo perché
Prendiamo
in esame gli istituti tecnici, per i quali è prevista una riduzione di
quattro ore dell'orario settimanale, dalle attuali 36 ore (medie) a 32
ore.
Sulla
carta vi sarà, dunque, un calo di quattro ore settimanali, ma nella
realtà le cose saranno ben diverse. Infatti attualmente nella maggior
parte degli istituti tecnici le ore di lezione sono della durata di 50
minuti.
Ciò
in forza di una circolare ministeriale del 1979, ripresa nel contratto
di lavoro (l'art. 28 comma 8 del CCNL 2006-2009), secondo la quale per
cause di forza maggiore (mancanza di trasporti, mense ecc.), le ore di
lezione possono essere ridotte a 50 minuti, in modo da contenere
l'intero orario settimanale nella sola fascia del mattino. Quella che
doveva essere un'eccezione è diventata però negli anni, soprattutto con
l'arrivo di centinaia di sperimentazioni che hanno ampliato i piani di
studio e gli orari di lezione, una diffusa consuetudine nella scuola
secondaria superiore.
In
effetti, diminuendo di 10 minuti ciascuna delle 36 ore degli istituti
tecnici, si otteneva un risparmio complessivo di 360 minuti a
settimana, equivalenti esattamente a sei ore.
Le ore effettive, anziché 36, diventavano in questo modo sei di meno, cioè 30 a settimana.
I
nuovi regolamenti parlano di ore, e il Ministero dell'Istruzione ha
lasciato intendere che si tratti di ore effettive, non virtuali, della
durata, cioè, di 60 minuti. Se così sarà, il nuovo orario, pur ridotto,
avrà una durata complessiva maggiore di quello attuale.
Calo di ore e maggior durata delle lezioni
Tornando alla situazione degli istituti tecnici, i conti sono presto fatti.
Le attuali 36 ore settimanali "virtuali", ridotte per cause di forza maggiore a 30 effettive, sono pari a 990 effettive annue.
Le nuove 32 ore settimanali effettive sono pari a 1.056 ore annue effettive.
Gli
studenti dei tecnici, inclusi quelli delle prossime seconde, terze e
quarte classi ancora a vecchio ordinamento del 2010-11, avranno un
carico di lezione effettivo di due ore in più a settimana, pari a 66
ore in più all'anno (+7%).
Un discorso analogo, con numeri diversi, si può fare per gli istituti professionali e i licei.
Perché
questo avvenga, però, è necessario che il Ministero dell'Istruzione
introduca una norma che impedisca l'applicazione di quell'"eccezione"
delle ore di lezione da 50 minuti.
Si
può stimare che in questa conferma-ampliamento dell'orario di lezione
possano essere salvaguardati nel prossimo anno, nelle classi
intermedie, i piani di studio di vecchio ordinamento esistenti, anche
se in diversi casi, con la riduzione dell'organico dei docenti, verrà a
mancare la continuità didattica che sarebbe stata assicurata dalla
conferma dei professori titolari.