Sono molte le agenzie di stampa (Ansa, Dire, ecc.) che stanno riprendendo le nostre stime (pubblicate sulla newsletter in abbonamento TuttoscuolaFOCUS n. 320/427)) sulle risorse che il Ministero dell'Istruzione avrebbe dovuto reperire per compensare il mancato avvio della riforma anche dal secondo anno di corso per tutti, limitando l'inizio della riforma solo dal primo anno.
La nostra ipotesi prevedeva che il Miur avrebbe trovato le risorse per non incorrere nella clausola di salvaguardia, riducendo gli orari delle
classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l'orario
delle seconde e terze per i professionali (lasciando salvi i licei), con
effetto immediato da settembre. In realtà sembra che sia in corso qualche assestamento su questa parte della riforma.
Se invece non ci fosse nessun cambiamento, la stima per le classi dei tecnici prevederebbe un passaggio dall'orario medio settimanale di 36 ore a
32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente
riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).
L'operazione
dimagrimento per i professionali interesserebbe circa 10.800 classi: per
le seconde la stima era un passaggio dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32, per
le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria avrebeb determinato un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici "a registro").
Complessivamente,
quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei
professionali si sarebbero dovuti ridurre, in assenza di interventi, di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici.