Di fronte all'intenzione, confidata dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini al Corriere della Sera, di non restare "neppure un giorno a casa" per la maternità, Marina Corradi de L'Avvenire ha scritto una lettera aperta all'inquilina di viale Trastevere.
La lettera, dal titolo "Signora Ministro, si prenda il tempo più bello", critica la tendenza a riprendere subito il lavoro diffusa "fra le nuove madri professioniste o dirigenti, superimpegnate in un lavoro che le appassiona, e in grado di pagare le migliori tate".
"Libere di fare come preferiscono. Tuttavia - scrive la Corradi - vorremmo solo dire a queste donne, in amicizia, una cosa: vi perdete, in quest'ansia di tornare a 'produrre', qualcosa di molto grande. Vi perdete le vostre ore più belle. E' un privilegio ormai, in questi tempi di precariato, potersi concedere di fermarsi per un figlio. E' quasi un lusso. Ma a mia figlia, quando sarà grande, direi: prenditi tutto il tempo che puoi, consuma questi giorni in pace. Guardati, abbracciati il tuo bambino. Queste ore non torneranno".
La lettera, molto bella e appassionata, si chiude con un augurio: "Signora ministro, auguri. Se lo goda almeno un po', il suo bambino. Tutto, di fronte a lui, può attendere. Non si perda l'inizio di un grande amore".
La Gelmini non sembra tornare però sulla sua decisione, che spiega nell'ottica del senso di responsabilità "Ho una grande responsabilità che mi è stata affidata da Berlusconi, c'è aspettativa nel Paese per il rinnovamento della scuola e dell'Università, il mio bambino che è altrettanto importante del mio lavoro, non toglierà spazio al mio impegno con il Paese".
Chissà se il ministro, nel momento in cui annuserà il proprio figlio, e ne sentirà - per usare le parole della Corradi - l'odore "di latte, di cucciolo", non vorrà ripensarci.